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 Provengono dagli uffici, dalle attività di
ristorazione e residui di pasti, dai diversi reparti di degenza ad
esclusione dei reparti che ospitano pazienti affetti da malattie
infettive.
Vengono raccolti in sacchi di polietilene e sono sottoposti allo stesso
procedimento di smaltimento dei rifiuti urbani, senza alcun trattamento
preliminare.
Il rischio biologico à determinato dalla presenza, nei rifiuti, di
microrganismi in grado di infettare i lavoratori addetti a qualsiasi fase
della catena di raccolta e smaltimento.
Il rischio infettivo è legato solo ad alcuni tipi di rifiuti
speciali ospedalieri quali i rifiuti microbiologici, i rifiuti patologici
(tessuti, organi, ecc.), il sangue e derivati, i taglienti, le carcasse
di animali e parti anatomiche, prodotti che vengono in gran parte
sterilizzati prima dello smaltimento. Non è poi sufficiente che un
rifiuto sia contaminato da microrganismi patogeni per indurre infezione
in quanto è necessaria la concomitanza di altre condizioni, quali la dose
infettante, la virulenza del germe, la via di penetrazione, ecc.
I rischi di natura infettiva sono essenzialmente conseguenti a ferite da
taglio o da punta che interessano prevalentemente le mani, gli avambracci
e gli arti inferiori. Questi infortuni possono avere diverse cause:
· manipolazione poco attenta del rifiuto, effettuata senza l'ausilio di
dispositivi di protezione individuali;
· utilizzo di contenitori non adeguati per dimensioni, resistenza,
impermeabilizzazione, chiusura;
· applicazione di tecniche scorrette di condizionamento.
Il rischio chimico è dovuto alla presenza nei rifiuti di sostanze
chimiche derivanti dall'attività ospedaliera.
Fra i composti più frequentemente presenti nei rifiuti ospedalieri si
possono ricordare i disinfettanti (aldeidi, alcoli, fenoli, ammonio
quaternario, ecc.) e i farmaci, con particolare attenzione per quelli
antitumorali.
Nella movimentazione dei contenitori per i rifiuti è anche
presente un rischio di origine traumatica.
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